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    lunedì, agosto 30, 2004

    Delirio di un pomeriggio di fine estate

    Perchè non può essere sempre estate?? Perchè deve esistere qualcosa che mi impedisce di sedermi con mia madre a pulire i fagiolini? O di cazzeggiare sul web ed aprire un livejournal così, perchè non so che fare? Che mi impedisce di uscire quando voglio, di leggere tutto il pomeriggio e anche la notte, e guardare brand:new a mezzanotte o quei bei film che fanno su raitre a partire dalle undici e mezza??
    Continuerò a rimpiangere quello che non ho fatto, come adesso che mi aggrappo a qualcosa che sarà più bello nel ricordo e nel rimpianto, e vivo nel passato e invece di alzarmi e sconvogere il presente con mani violente carezzo con dita molli quello che non è più...
    postato da: cristinac alle ore 30/08/2004 17:47 | link | commenti (3)
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    farsi il giro del quartiere è un movimento che non porta a nulla. il pomeriggio va giù lento. le strade sono vuote. a casa non c'è nessuno. se mi guardo allo specchio precipito nel vuoto delle mie pupille, all'infinito.
    postato da: cristinac alle ore 30/08/2004 15:21 | link | commenti (1)
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    giovedì, agosto 26, 2004

    esistenzialismo estivo

    Nella vita reale non è finita con una camomilla: ho spezzato la monotonia di questo agosto con una mattina in spiaggia, e con un po' di compagnia. Più che alla monotonia però ho trovato la cura, temporanea forse, al tormento di star vivendo male la mia vita... Mi sento meno in colpa, adesso, non mi vergogno di quello che faccio, anche se sento che non basta affatto per dire "io ho vissuto".
    Come si fa a dare un senso alla propria vita?
    postato da: cristinac alle ore 26/08/2004 15:29 | link | commenti (3)
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    mercoledì, agosto 25, 2004

    tragicomica

    Non importa quanto mi rivolti tra le coltri fino a notte fonda perchè non riesco a dormire dall'angoscia, il giorno dopo sarò di nuovo seduta immobile a guardarmi intorno come se non ci fosse via d'uscita da questo labirinto.
    E potrei davvero io essere così forte e sicura di me stessa da forzarmi a vincere l'inerzia, quotidiana più del pane, e decidere che continuare a vivere così non si può? Che devo cambiare? forse avrei dovuto essere un paio di ruvidi artigli sul fondo di mari silenziosi
    Non me la sento: ci vuole grande determinazione per imporsi una tale svolta.
    E io forse non sono ancora così totalmente disamorata di queste giornate solitarie da volerle drasticamente cancellare.
    Eppure, com'è forte la vergogna, a notte fonda, la vergogna di una vita arida e inoncludente!
    Sarà che la notte è un po' come la morte -fatto sta che mi pento delle mie omissioni, e mi dispero per un po' per poi finalmente addormentarmi.
    La prossima volta mi faccio una camomilla.







    postato da: cristinac alle ore 25/08/2004 22:36 | link | commenti (2)
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    lunedì, agosto 09, 2004

    Tutto quello che scrivo adesso mi sembra così poco scorrevole. Stenta a muoversi come una persona in un sogno.
    Volevo solo dire di aver letto "Canto d'amore di J. Alfred Prufrock" di Eliot e di essere profondamente umiliata dal fatto di non poterlo aver compreso senza commento... ecco tutto. E' bellissimo comunque. Penso di essere molto simile a Prufrock, con la sua indecisione e vigliaccheria -non è come Amleto, l'eterno dubbioso, ma solo un personaggio secondario, un cortigiano, un buffone -e le donne vanno e vengono parlando di Michelangelo -qualcuno con molta più creatività di lui, certamente -mentre lui non riesce a dichiararsi e a "disturbare l'universo" di quella piccola società riunita in una sala da tè -non credo che le sirene canteranno per me
    postato da: cristinac alle ore 09/08/2004 00:25 | link | commenti (5)
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    giovedì, agosto 05, 2004

    Il leone senza denti (che titolo balordo) -seguito del post precedente
    Grazie alle mie notevoli capacità mimetiche riuscii a non farmi notare da nessuno, cosa peraltro abbastanza facile perchè tutti erano assorbiti dagli eventi e io passavo perfettamente insosservata. Almeno fino al momento delle foto con la festeggiata, in cui mi sono esibita con uno splendido sorriso a labbra sigillate (giuro, non riuscivo ad aprire la bocca) e risposi con un mugugno ai complimenti della madre di F. e di suo fratello (*momento di rabbia* volevo solo non essere notata, perchè non mi hanno lasciata in pace?).
    Poi aiutai la madre di F. e suo padre e la nonna a mettere a posto, e colsi l'occasione anche per andarmi a togliere le lenti e rimanere un po' da sola (mi lavai anche i denti, dato che avevo un alito insopportabile).
    Tornata fuori, rimasi ad ammirare, immobile come un attaccapanni, gli amici di F. che pian piano -non potevo credere ai miei occhi!!!- se ne andavano. Ero molto felice, nonostante l'imbarazzo per essere muta davanti agli altri chiacchieroni. Era una cosa surreale, sembrava un quadro di De Chirico: una lunga prospettiva con loro lontani, sul fondo, e io e un altro ragazzo isolato come me che li guardavamo dalla veranda, spazio che ci separava anche idealmente da loro (uh uh!). Con questo ragazzo si stabilì una strana empatia per la quale avevamo le stesse reazioni a certe cose (per esempio, ridevamo per le battutine che ci giungevano all'orecchio da quel mondo parallelo al nostro).
    Dissi alla madre di F. che mi si chiudevano un po' gli occhi e -non l'avessi mai fatto- quella cominciò a ingiungere imperiosamente alla figlia di salutare gli amici e di ritirarsi. Ma, ancora peggio, mi mandò a dormire con la NONNA. Parallelo fin troppo evidente, ahimè.
    Dormii tutta la notte su un fianco, causando il ristagno del sangue e lo spostamento delle viscere da quella parte del corpo. L'intestino tenue ancora non si è risistemato. Per fortuna mi svegliai in tempo per andarmene con i genitori di F. che hanno un negozio in città -la furba non mi aveva svegliato nonostante l'avessi sollecitata in questo senso due giorni prima... voleva che restassi con lei a godermi la spiaggia e il mare e la compagnia sua e dei suoi amici. Perciò me ne scappai difilato.
    Mi dispiace di non poter corrispondere la sua amicizia. Siamo troppo diverse. A lei piacciono cose che io odio, e io trovo interessanti cose che invece per lei sono noiose.
    Continua a insistere che io vada a passare un giorno con lei alla villa.






    postato da: cristinac alle ore 05/08/2004 13:23 | link | commenti
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    Nella tana del leone
    La cosa più sgradevole che mi possa capitare è stare con gli amici di F. Primo perchè sono estranei. Secondo perchè mi sento continuamente giudicata in maniera pesante perchè non sono bella e alla moda come loro (claudia, so cosa stai pensando... :). E c'è un terzo motivo riguardo al quale non sicura, non conoscendoli a fondo -che sono insopportabili. Li sento parlare e mi viene la pelle d'oca. Dicono cose completamente inutili, possono parlare per ore senza dire nulla di fatto. E' questa la sterilità sociale di cui parla Federica e che io tanto odio, spiritualmente dico -mi sento sprofondare quando sto con persone così. Qualche esperienza diretta l'ho avuta, per essere precisi; una volta con le sue amiche sono andata a cazzeggiare a un bar che frequentano abitualmente; un'altra con gli amici di mia cugina ho cazzeggiato in piazzetta (la mitica piazzetta!), per due sere. stavo per impazzire. Ah, e poi, quelle due volte che sono andata in "viaggio d'istruzione" in Gran Bretagna... ma preferisco non parlarne. E' stato troppo traumatizzante (esagerazione comica). Mandavo alla mia famiglia delle specie di S.O.S. tramite e-mail a cui loro mi rispondevano con parole di conforto (questo è vero). Ho pianto (anche questo). Ci mancava poco che avessi le crisi epilettiche (bugia, ma non si sa mai...).
    La sera della festa, alla villa di F., ho mandato allora sms di sfogo ai miei genitori e a D., persona sensata con cui nonostante i miei sforzi non riesco ad aprirmi completamente... ma questa è un'altra storia, e se ne dovrà parlare un'altra volta (cogliete la citazione? :). Non ero disperata però, perchè il peggio doveva ancora arrivare. Quella sera infatti avrei dormito lì, godendomi la festa fino alla sua fine. Altre due mie amiche, Anna e Fede, che erano venute alla festa, un po' meno sensate di D. ma tuttavia simpatiche e divertenti, hanno cominciato ad avvertirmi del pericolo che correvo; io continuavo a non realizzarlo e ridevo, ridevo, perchè la mia situazione, vista con occhio critico, era molto comica.
    Venne il momento per loro di andarsene; rimasi sola con i miei compagni di classe, che non frequento spesso ma che mi piacciono abbastanza, forse perchè sono meno estranei degli amici di F., mi conoscono e con loro ho meno paura di essere giudicata. Presto se ne andarono anche le ragazze. Rimasi sola con i ragazzi. Questi forse sono i migliori, sono intelligenti e pieni di umorismo; dopo un po' però si misero a parlare di formula 1 e calcio e non potei più intervenire e incrociai le braccia e stetti con loro adempiendo alla mia funzione di statua da giardino decorativa finchè non se ne andarono. Anche loro erano coscienti delle ore terribili che avrei vissuto lì alla festa, e mi raccontavano di come si finisse alle quattro e non si andasse a dormire.
    Così rimasi sola nel mio peggiore incubo.
    Quello che accadde dopo andò oltre le mie aspettative.




    postato da: cristinac alle ore 05/08/2004 13:00 | link | commenti (1)
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    martedì, agosto 03, 2004

    nuove esperienze: socializzazione
    o quasi. stamattina dovevo andare con f. a prendere il regalo per il compleanno della medesima -abbastanza strano, no?- e te pareva se non si portava dietro un'amica. ora, è doveroso informare chi legge del fatto che io non sopporto stare con gli estranei, perchè non so cosa fare/dire e persino che espressione facciale mantenere. per questo, gli occhiali da sole sono una benedizione, ma la bocca? così mi mordo quando posso il labbro inferiore, abitudine che mi conferisce un'intelligentissima faccia da criceto. così so per certo che quest'amica penserà che sono una cretina "sfigata", come si suol dire. inoltre, peggio di peggio, questa qui era firmata da capo a piedi, le mancavano solo le unghie finte dolce&gabbana (la sua marca preferita forse, visti gli occhiali e le scarpe). così mi ero assicurata anche giudizi poco felici sul mio abbigliamento, per non parlare del mio aspetto fisico, incompatibile con gli standard odierni in cui lei invece rientrava perfettamente (e invece lo sai che anche le fuori-standard non firmate possono avere un grandissimo successo sociale, quindi statti zitta, non è qui il problema, è nel tuo cervello).
    comunque, piena di disagio e di bile perchè intanto avevano deciso di fare colazione e così avremmo passato ancora più tempo insieme mentre io volevo solo prendere il regalo e andarmene, le seguivo indifferente a tutto, cercando di pensare il meno possibile a quello che dicevano perchè mi avrebbe irritato ancora di più.
    poi hanno cominciato a parlare di un regalo di cui non avevo mai sentito parlare -un orologio, mentre noi le dovevamo regalare il cellulare- e per capirci qualcosa ho distolto il cervello dalla contemplazione della natura, del cielo, del marciapiede e mi sono sintonizzata sulla loro conversazione.
    -sopportale, stai alla battuta, scherza con loro, tanto mica te le devi sposare!- mi aveva detto mio padre, e questo era quello che mi accingevo a fare (non sposarle, ma adattarmi a loro). non mi sembrava più tanto pesante ascoltare i loro discorsi, farmi coinvolgere nei loro problemi -perchè adesso erano anche miei problemi- e li ho trovati più interessanti di quanto avessi potuto immaginare.
    dopo un debole tentativo di scapparmene -"scusate, se dobbiamo andare in centro me ne devo andare, devo cucinare, sì mangio presto io, alle undici sapete..."- le ho seguite e il guaio si è sviluppato e c'ero dentro anch'io e mi piaceva, perchè facevo qualcosa di utile e non ero imbranata come al solito, e ho parlato con la ragazza -che era mia omonima- (AL MIRACOLO!!!) di questo guaio e finalmente ho detto qualcosa di sensato, avendo capito almeno qualcosa di tutto quel casino. e solo quando f. mi ha lasciato da sola con i soldi e la mia omonima e un'altra ragazza mi sono sentita disorientata, ma è stata cosa breve e subito mi sono ripresa e sono riuscita a non impappinarmi come mi succede di solito e a non fare figure di merda e da cretina.
    oddio, un paio di figure da idiota le ho fatte -ma nel complesso, mi è andata bene...
    anche se non è socializzazione questa, -si trattava solo di saper fare qualcosa- per la socializzazione vera ci vuole più sentimento, perciò ancora non mi sento sicura di essere abbastanza per una vita vera






    postato da: cristinac alle ore 03/08/2004 14:00 | link | commenti (2)
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    lunedì, agosto 02, 2004

    ma sì -come metafora della solitudine si potrebbe anche ambientare un romanzo nella semideserta islanda... perchè no?
    o su un'isola qualsiasi (l'isola di arturo)
    *guardo fuori dalla finestra* ma sì, ma sì...

    postato da: cristinac alle ore 02/08/2004 23:51 | link | commenti
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